Diario di bordo

Presentazione del percorso, del progetto AppInProgress e visione del film Avatar.

2) Il gruppo (01 ottobre 2014)

La classe, il singolo ed il piccolo gruppo. La costruzione del gruppo di lavoro ed i ruoli ricoperti.

3) Il Logo (10 ottobre 2014)

L’importanza del nome e del simbolo. Processi di identificazione e senso d’appartenenza.

4) La relazione (21 ottobre 2014)

L’importanza del cooperative learning. Le dinamiche relazionali che stimolano i processi l’apprendimento

5) Il rispetto (28 ottobre 2014)

L’accettazione del diverso e la gestione dello spazio personale e sociale.

6) Le 7W e l’intervista al personaggio (4 novembre 2014)

Lo studio dell’ambientazione della storia e l’identikit del personaggio.

7) Una best practice (19 novembre 2014)

Il lavoro di uno studente.

8) Osservazioni in itinere (10 dicembre 2014)

Riflessioni sull’andamento in classe e sulle dinamiche interne all’Istituto.

9) La riorganizzazione (10 gennaio 2015)

Riprendere i lavori dopo una lunga pausa vacanziera.

10) I diritti d’autore (17 gennaio 2015)

Laboratorio sull’importanza dei diritti d’autore e sul come chiederli.

11) Il climax (24 gennaio 2015)

Il momento topico di una storia. L’andamento emotivo della storia e la risonanza nel lettore.

12) Presentazione dei lavori (24 marzo 2015)

Intervista svolta in pubblico con il microfono. Presentazione dei lavori in tre minuti.

 

Plenaria (26 settembre 2014)

In plenaria gli studenti delle classi designate: 2H 2G 3G e 4G si sono riunite in aula magna dell’ITIS Giovanni XXIII per ascoltare la presentazione del progetto AppInProgress. Erano presenti il Preside Arturo Marcello Allega, il segretario particolare del Vice Presidente della Regione Lazio Marco Acciari ed i professori di italiano delle classi Professor Aldo Ciotola e la Professoressa Rosa De Luca. Dopo una breve presentazione delle attività, degli obiettivi e delle potenzialità dell’iniziativa è stato proiettato il film Avatar come esempio di best practice da poter in seguito, durante il corso del progetto, commentare e descrivere.

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Il gruppo (01 ottobre 2014)

In queste settimane le segreterie scolastiche stanno abbozzando orari provvisori e le classi cominciano gradualmente a riprendere le lezioni. Anche il progetto AppInProgress si adatta alle circostanze ed ai setting di lavoro sempre diversi.

Durante la prima lezione AppInProgress ha incontrato le quattro classi designate: 4G, 3G, 2G e la 2H . Sono stata affiancata dai professori di riferimento

In tutte le classi abbiamo ricordato quanto detto in plenaria (26 settembre 2014) testando il loro livello di attenzione. Prendendo spunto dalla loro più grande passione che accomuna tutti (oggi chi non ha o non usa uno smartphone?) ho dato la prima bella notizia: “In classe durante le ore di AppInProgress l’uso dello smartphone è consentito”. Premettendo la fiducia che ho riposto nel loro buon senso: ovvero su 10 volte che usano il cellulare 7 volte deve essere usato per scrivere, fare ricerche su internet e trovare spunti di riferimento per le attività proposte in classe.

Abbiamo introdotto il concetto dell’attenzione divisa, chiedendo ai presenti di fare delle ricerche su internet per trovarne la definizione. Jacopo (3G) ha fatto un’associazione con il pianoforte. La mano destra e mano sinistra seppur facciano cose diverse concorrono a realizzare lo stesso pezzo musicale. Di conseguenza abbiamo fatto notare che se si usa il cellulare mentre l’insegnante spiega in classe e nello stesso tempo il compagno di banco tira una pallottolina di carta perchè vuole farti vedere la sua nuova smorfia… qual’è il risultato? Si stanno facendo tre cose che creano un’armonia, oppure nessuna di esse?

Nell’introdurre il lavoro di squadra ed il modo in cui le squadre saranno composte per l’avvio del corso di scrittura interattiva abbiamo parlato di organigramma e di struttura organizzativa. Le squadre sono state paragonate ai gruppi di lavoro aziendali in cui ognuno riveste un ruolo ed ha delle funzioni specifiche, come per una barca il fine è arrivare a destinazione e raggiungere l’ obiettivo.

Qual è l’obiettivo di questa prima parte del nostro percorso? Lavorare in gruppo e riuscire a stare in relazione.

In 4G, grazie alle due ore di tempo avute, siamo riusciti a creare i gruppi di lavoro partendo dalla divisione di ruolo.

I ruoli indicati sono cinque:

  • leader
  • scrittore che prende appunti
  • scrittore che li organizza
  • ricercatore-teorico
  • ricercatore-visivo

La 3G ha indicato i ruoli, aspetta di comporre le squadre, le 2H e 2G si stanno interrogando su chi fa cosa.

Ringrazio i professori di riferimento per la loro apertura e disponibilità. Non deve essere facile sconvolgere il programma curriculare, fatto da un docente che ha un programma da seguire. In questo caso AppInProgress entra in classe ed ha uno scheletro da far animare ai ragazzi rispettando i tempi fisiologici di ogni gruppo, possiede delle tecniche di conduzione di gruppo e la visione d’insieme degli obiettivi da raggiungere.

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L’Avatar (17 Ottobre 2014)

Al momento le quattro classi sono tutte allineate in merito alle attività realizzate. La 2H ha fatto un gran progresso l’ultima volta e si è posizionata quasi al passo, come dice Giulio “Il pregio della classe è che siamo tutti uniti, il difetto e che tutti si sentono delle cime”. La classe infatti è coesa e ben integrata ma fa fatica a prendere delle decisioni quindi presenta un ritardo rispetto alle altre: 4G dinamica, 2G spontanea, 3G caotica e sprintosa, 2H dall’animo critico. Durante l’ennesimo incontro in cui si faceva fatica a trovare i ruoli da assegnare ai vari compagni, li abbiamo lasciati soli nell’organizzazione. Insieme al professore d’italiano ci siamo seduti tra i banchi di scuola e li abbiamo lasciati fare. Abbiamo osservato due minuti di caos: in 6/7 si sono alzati sono andati alla lavagna. Hanno cominciato a scrivere nomi, cancellarne e riscriverne. Poco dopo, in 5 minuti le squadre erano formate. Si sono suddivisi i ruoli all’interno dei gruppi già costituiti. Hanno voluto rassicurazioni sulle varie attività da realizzare e sulle modalità di lavoro.

Durante il terzo incontro gli studenti hanno creato il loro Avatar schizzando un personaggio con tre pregi e tre difetti. Abbiamo premesso che un bambino di 5 anni non avrebbe esitato a disegnare perchè da bambini non si disegna quello che si vede ma quello che si sente. Non si fa caso alle linee, alle proporzioni o alle prospettive. Nell’adolescenza, invece, si è molto legati alla forma e all’apparenza e se la mano non è abituata a disegnare il risultato è spesso un pò imbarazzante.

Considerando le resistenze a realizzare l’immagine, abbiamo dato la possibilità di prendere ispirazione da un personaggio già esistente e citare la fonte da cui è stato trovato. Acuni di loro hanno subito cercato il loro personaggio del cuore. Altri invece si sono rappresentati fedelmente mentre il resto ha fatto volare la fantasia. É stato presentato, inoltre, il Manuale per disegnare i Manga di Leong Sonia (Edizione Castello 2013) con 28 tutorial da guardare su You tube. Alcuni di loro sono interassati ad approfondire lo studio dei caratteri Manga. A tal proposito si sta contattando la Professoressa di disegno e storia dell’arte per inserire anche dei laboratori all’interno delle sue classi.

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La relazione (21 Ottobre 2014)

Dopo aver fatto nascere i personaggi delle nostre storie i ragazzi hanno cominciato a riflettere sul come farli intergire: come far comunicare i personaggi tra di loro e con il lettore?

La prima cosa da identificare quando si comincia a scrivere una storia è visualizzare l’audience di riferimento. A chi è rivolta la storia? Per esempio: ai bambini, agli anziani, agli adulti ai giovanissimi? Visualizzare l’audience significa studiarla prima per capire poi cosa e come si può entrare in relazione con bisogni, necessità e carattestiche che la connotano.

Dopo aver individuato l’audience e quindi stabilito lo scopo del lavoro, ovvero: se didattico, esplorativo, ludico, d’intrattenimento o performativo, occorre entrare in contatto con il proprio personaggio e farlo dialogare all’interno della storia con i personaggi che lo accompagnano. Ogni storia sarà popolata da un numero di personaggi pari ai componenti del gruppo.

Sono stati, quindi, presentati i cinque assiomi della comunicazione di Paul Watzlawick, schema prezioso che accomuna le interazioni relazionali e comunicative non sono all’interno delle stesse culture ma che trasversalmente toccano l’essere umano inteso come animale sociale.

Di seguito elencati i cinque assiomi, descritti attraverso giochi, stimoli ed attività interattive.

  1. Non si può non comunicare
  2. La comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione
  3. La natura di una comunicazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di partecipazione tra i partecipanti
  4. Gli esseri umani comunicano sia in modo numerico che in modo analogico
  5. Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari

 

Per esempio a proposito del primo assioma, non si può non comunicare, abbiamo fatto notare ai ragazzi che la storia potrebbe anche comunicare al lettore noia se non resa vitale ed entusiasmante. Vladimir (2G) ha osservato  che potrebbe essere intenzione del gruppo rappresentare un personaggio o una situazione noiosa. Questa considerazione, ha dato l’occasione per parlare della volontà dello scrittore e della forza dell’intenzione.

É stata, anche, illustrata la Piramide dei bisogni di Maslow per sollecitare la riflessione e dare profondità alle esigenze dei personaggi pronti per prendere parte alle prossime avventure.

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Il rispetto (28 Ottobre 2014)

In 3G i ragazzi si sono focalizzati sul concetto di stima e dell’essere stimato, stimolo introdotto dal quarto bisogno della Piramide di Maslow che avevamo descritto durante la lezione precedente. Abbiamo, quindi, dato come consegna quella di scrivere un breve saggio sull’importanza dell’essere stimati. Su 24 studenti presenti in classe: 8 hanno bisogno di essere stimati e che la stima degli altri è un contributo importante per raggiungere ciò che si vuole fare, 11 hanno descritto una posizione ibrida considerando la stima sinonimo di giudizio e quindi avvallando posizioni contrastanti infine gli ultimi 6 hanno chiaramente affermato che la stima intesa come giudizio non è importante perchè conta solo la sicurezza che ciascuno nutre verso se stessi. Di seguito alcuni esempi.

“… certo se le persone al di fuori apprezzano il mio modo di essere mi fa piacere, ma non lo reputo un bisogno vitale. La stima delle persone è un fattore effimero perchè l’opinione altrui varia di persona in persona perciò per me, ricevere la stima di tutti significherebbe cominciare una guerra che non ha termine”

“No, perchè non ho bisogno di essere stimato perchè già so di essere il migliore.”

“La stima che ricevi deriva dai valori che metti in gioco nella vita sociale, a me piace tenere i miei valori per me, non li mostro ad altre persone ed è per questo che non mi interessa ricevere stima.”

“Dipende, in molti casi si perchè essere stimati incoraggia a fare molte cose e può portar anche al successo. Però essere stimati non ti aiuta a crescere, facendoti abituare ad essere continuamente indeciso”.

“Per prima cosa bisogna chiarire il fatto che stimare vuol dire semplicemente avere qualcuno vicino a te che ti supporta e ti incoraggia. Quando una cosa non ti è riuscita ti ricorda le tue capacità e quando perdi la voglia di fare qualcosa ti dica sempre: ricordati che tu ce la puoi fare”

“Io apprezzo molto il fatto di essere stimato da qualcuno perchè aumenta la sicurezza in se stessi ed invoglia a fare meglio, quindi stimola.”

“Quando vengo stimata mi sento più felice, sono coraggiosa, sono più sicura di me”.

“Non perchè so come sono, chi sono e cosa valgo. Non ho bisogno di persone che lo pensino. L’importante è che lo pensi io. Certo se le persone mi stimano, non mi dispiace affatto perchè è anche una conferma di quello che penso.”

Intanto, due alunni della classe adiacente, che di solito gironzolano per i corridoi in cerca di stimoli, hanno bussato alla porta e si sono accomodati per 10 minuti. Uno di loro ha subito raccontato di quando esce con gli amici e che spesso il suo gruppo non riesce a rimanere all’interno dei limiti esagerando e mancando di rispetto agli altri.

Abbiamo concluso la lezione producendo un braistorming sul rispetto, la classe infatti si è trovata divisa con la voglia latente di affrontare e continuare ad approfondire l’argomento.

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Le 7W e l’intervista al personaggio (4 Novembre 2014)

P.s. Inserire alcuni loghi realizzati dai ragazzi in base alle esigenze del template

I gruppi si sono formati e sono all’opera. Per il momento in rete sulla pagina facebook sono 4 i gruppi postati: gli Hexacore di 4G, i Dream Team di 2H, gli Helix e i Nexus di 2G. Gli studenti hanno scritto anche la motivazione della scelta del nome, per esempio quella degli Hexacore di 4G:

“Considerato il fatto che il team è composto da 6 persone che dovranno svolgere vari compiti gli studenti hanno scelto il nome di “Hexacore” ovvero “Hexa” che indica il numero 6 dei componenti e “Core” che tradotto dall’inglese nel gergo informatico di norma significa processore il cui compito è di svolgere operazioni proprio come ogni persona facente parte del team.”

I gruppi che hanno inviato il logo con la motivazione della scelta stanno cominciando a progettare la storia cercando di rispondere alle famose 7W: What, Where, Who, With whom, Why, When & How. La classe continua a lavorare in gruppo, in squadre ed individualmente; in gruppo quando si danno delle indicazioni che riguardano tutti stimolandone la riflessione, in squadre cercando di affinare le skills d’equipe ed infine individualmente quando approfondiscono il proprio personaggio.

Dopo aver abbozzato lo schizzo del personaggio con tre pregi e tre difetti, i ragazzi stanno proseguendo scrivendo un identikit dello stesso. Come ha suggerito uno studente utilizzando l’esempio della carta d’identità con qualche particolare in più. Abbiamo fatto l’esempio del film Avatar e di come avrebbero descritto il personaggio principale sia come uomo che come Avatar. Abbiamo letto il lavoro di alcuni studenti ed utilizzato la tecnica dell’intervista al personaggio, ovvero dopo aver approfondito singolarmente il proprio personaggio gli studenti, in gruppo, dovranno fare delle domande ai personaggi compagni di squadra su qualcosa che è oscuro, qualche dettaglio che non è stato svelato e che si vuole sapere.

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Una best practice (19 novembre 2014)

Di seguito si presenta l’identikit del personaggio che ha creato Francesco Dai di 2H, un esempio di eccellenza tra i lavori di tutti gli studenti che partecipano ad AppInProgress.

Scheda del personaggio

Nome Conaire (nome di origine irlandese di genere maschile che significa saggezza). Il padre aveva trovato il nome mentre leggeva un libro, pensava che era un nome raffinato perfetto per la sua futura figlia.

Cognome – Tomoko (cognome di origine giapponese, significa “figlia della saggezza”).

Caratteristiche fisiche

Età: 16, Altezza: 1,66, Peso: 52, Fisionomia: magra

Segni particolari: eterocromia (possiede gli occhi di colore diverso rispetto ad un altro, in questo caso lei possiede l’occhio sinistro verde e l’occhio destro marrone), capelli (di colore neri, lunghezza media e mossi), ottimo udito.

Caratteristiche psicologiche

Pregi: gentile in quanto se le chiedono aiuto cerca di aiutare nel suo piccolo, cerca di sollevare il morale alla gente, cerca di capire la gente immaginandosi nei loro panni.

Si comporta in questo modo perchè ogni volta lei si chiede “se mi trovassi al posto suo cosa farei?”, per tal motivo tende ad aiutare in quanto se lei ricevesse un no ci starebbe normale.

Difetti: è testarda e di solito si dimostra scontrosa se si sente minacciata, troppo gentile alcune volte coca che prima o poi potrebbe nuocergli.

Cosa le piace? Leggere i manga, il motivo è che trova piacere nel leggerli ed immaginarsi un mondo più bello e fantastico dalla realtà, disegnare, i dolci, vestirsi leggera per potersi muovere liberamente.

Cosa non le piace? Non le piace il tipo di gente che parla senza sapere, in quanto non sopporta i pregiudizi o semplicemente l’ignoranza di certa gente che sentendo dicerie o basandosi su quello che vede giudichi altra gente; i libri in quanto li trova un pò noiosi; i vestiti pesanti in quanto non può muoversi bene; indossare le lenti a contatto; i suoi occhi.

Infanzia:  non era stata semplice

Come si veste? Si veste con vestiti leggeri e con uno stile casual di solito mantenendo vestiti raffinati e nulla di troppo volgare.

Come parla? Di solito è molto educata con gente che non conosce bene perchè vuole farsi apprezzare, tende anche a scherzare per sdrammatizzare.

Dove vive? Nell’accademia.

Che abitudini ha? Allenarsi ogni giorno, suonare il violino.

Who? Conaire Tomoko è una ragazza di 16 anni nata a Ohisanm (nome preso spunto dall’acronimo del nostro motto ovvero “Ognuno Ha Il Suo Asso Nella Manica”)

Inserire il Logo “Ognuno Ha Il Suo Asso Nella Manica”

il 27 gennaio dell’anno 632-III (il numero III indica il millennio in questo caso 4 millennio quindi stiamo nel 3632, visto che è un mondo fantasy ho voluto mettere un calendario diverso) da una famiglia benestante ed è figlia unica. Aveva un buon rapporto con la madre, uno pessimo con il padre e per il resto della famiglia non tanto buono ad eccezione di un cugino. A scuola era di livello medio-alto, brava ma non eccelleva.

What? Un giorno alcuni studenti dell’accademia tra cui Conaire fanno una visita d’istruzione alla prigione Tilus. I prigionieri sapendo di questo loro arrivo avevano organizzato un modo per fuggire dalla prigione in quel giorno sfruttando il caos che si sarebbe creato data la presenza degli studenti dell’accademia.

When? Il giorno 19 novembre dell’anno 647-III gli studenti dell’accademia visitano la prigione Tilus, i prigionieri sfruttando questa opportunità ed evadono.

Where and Why? I fatti di quel giorno avvengono nella prigione Tilus.

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Osservazioni in Itinere (10 dicembre 2014)

Cosa può succedere quando si lavora a scuola: Organizzazione e disorganizzazione

Lavorare nelle scuole pubbliche è un’opera di estremo equilibrio tra le dinamiche organizzative interne: orari curriculari che a metà novembre sono ancora provvisori per mancanza di docenti, attività esterne che si sovrappongono a quelle curriculari, assemblee di istituto e collettivi, assenze di massa per compiti in classe, etc

tra le temperature delle singole classi: alcune impegnate, attive e propositive, altre svogliate, caotiche e dispersive

tra le attività e consegne rispetto alle quali gli studenti possono trovare delle difficoltà.

Di seguito verranno riportate alcune criticità riscontrate in corso d’opera.

1) Una classe nello specifico la 3G ha rischiato e rischia di essere lasciata, considerando la percentuale di mortalità fisiologica che ogni progetto può avere. Come detto in classe, a tal proposito, per motivare la possibilità di sospendere i lavori e quindi gli incontri ho fatto un parallelismo con le dinamiche dell’amore (quelle che i ragazzi e gli adolescenti vivono ogni giorno) e della relazione tra due persone che “stanno insieme”. Quando si lascia un gruppo è come quando si lascia un fidanzato, c’è sempre un dolore di fondo legato alla perdita, alla fine, di qualcosa in cui si credeva rapportato anche alle energie che si sono dedicate alla relazione in oggetto. Ma chi resterebbe con un fidanzato che non risponde agli stimoli, che appare disinteressato, che non è attento, che non si impegna e che non apprezza?

Agli studenti di 3G, proprio quelli che in comparazione alle altre tre classi 2G, 2H, 4G sono indietro rispetto alle consegne ed attività proposte, ho fatto questo discorso. Intanto ho anche cominciato a non parlare direttamente ma scrivendo alla lavagna e/o chiedendo ad un studente di parlare a nome mio. Ho prima cambiato modalità comunicativa distanziandomi, poi ho chiaramente fatto dire che se i gruppi non avessero inviato i loghi con le motivazioni delle varie scelte non sarei più tornata in classe ed avrei lavorato solo con alcuni studenti meritevoli. I disinteressati avrebbero continuato a fare lezione curriculare mentre gli altri sarebbero venuti con me in biblioteca a completare il progetto.

Morale: Entro una settimana sono stati inviati tutti i loghi e la consegna completa del lavoro. La partita è ancora aperta, gli studenti come gli innamorati devono sempre meritarsi il surplus. Non dare mai nulla se non desiderato e mai per scontato.

2) Rispetto all’approfondimento del personaggio, quindi all’identikit della scheda da costruire, molti studenti hanno fatto fatica a compilare e strutturare il proprio personaggio. Alcuni hanno delegato ad altri componenti del gruppo il proprio lavoro. Nella maggior parte dei casi i ragazzi hanno preferito strutturare il personaggio in base alla presunta storia che avevano in mente. Quindi sarebbero state la storia e le dinamiche immaginate a dare una forma ed un contenuto ai singoli attori della scena. Ho ripreso, quindi, ancora una volta l’analogia con il mondo dell’amore e delle relazioni. Ho chiesto agli studenti se quando incontrano un ragazzo/a  pensano subito a come finirà la storia o se il bello sta nel capire l’altro e conoscersi? Come si può conoscere un personaggio che non è definito? Come ci si può far conoscere se non si ha consapevolezza di quello che si è? Inoltre se il personaggio è già adulto e quindi non è un neonato, dovrebbe arrivare all’interno della storia già con un bagaglio? Come quando gli studenti arrivano in classe il primo giorno di liceo, hanno una storia personale da raccontare? Sono quindi l’insieme di tante storie ad intrecciarsi creando la vita del gruppo classe, corretto?

3) Alcuni studenti non soddisfatti del personaggio realizzato o per scarsezza grafica o per inadeguatezza nei confronti della storia da creare in gruppo e quindi trovando difficoltà ad inserirlo all’interno della trama che cominciano ad immaginare vorrebbero trasformarlo in un altro personaggio. In questo caso ho indicato la possibilità di farlo alla condizione di argomentare il perchè della trasformazione. Ho fatto l’esempio dell’omologazione e della possibilità di adattarsi ad un gruppo ed alle sue dinamiche perdendo la propria identità. Se non si ha coscienza di quello che si è e se non si decide autonomamente di modificarsi/migliorarsi da soli si rischia d’essere trascinati dalla massa o da un leader.

4) Infine, per quanto riguarda le dinamiche organizzative e scolastiche bisogna avere molta pazienza, relazionarsi con tutto il corpo docente, il preside, il personale ATA e la segreteria sia didattica che organizzativa. Ogni singola persona è indispensabile e capace di snellire l’appesantimento delle procedure burocratiche da seguire oppure cristallizzarle e bloccare l’avanzamento dei lavori. Occorre instaurare un solido rapporto di fiducia con i professori di riferimento, poichè rappresentano il punto di contatto con gli alunni e con la struttura scolastica a tutto tondo. Quante volte ho dovuto rimandare gli interventi dei professioni esterni invitati per presentare le professioni e quindi per far conoscere agli studenti dal vivo volti ed ambienti lavorativi? Molte! Ringrazio la disponibilità e l’elasticità di tutti.

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La riorganizzazione (10 gennaio 2015)

Il rientro dalle vacanze di natale per i ragazzi del liceo è uno starting point!  Abbiamo individuato le fasi caratteristiche dello svolgimento di una trama, come creare l’idea da cui nasce una storia, come costruire il climax ovvero individuare il finale ed i possibili momenti di tensione, individuare il conflitto che sia interiori o esteriore. L’inizio, passaggio dall’ordinario allo straordinario, il conflitto, il climax, la soluzione e la conclusione. Abbiamo descritto le varie parti del film Avatar in relazione alle fasi appena menzionate, utilizzando questo esempio per chiarire nello specifico i singoli passaggi e per far rivivere gli effetti emotivi e l’interesse che una storia ben fatta possa suscitare nel lettore o ascoltatore. Abbiamo quindi ripreso le singole storie, fatto rivivere i personaggi dei ragazzi e per ciascun gruppo abbiamo cercato di riattivare la linfa vitale del racconto.

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Diritti d’autore  (17 gennaio 2015)

Agire al livello locale e pensare al livello globale: un must che attualmente viene stravolto.

I ragazzi pensano localmente (esempio al proprio profilo facebook) ed agiscono globalmente rubando come dei ladri immagini prese dalla rete e postandole sui propri profili o ultizzandole per molteplici scopi. Non chiedono l’autorizzazione ad usare materiali presi in rete e spesso scopiazzano anche parti di elaborati e documenti pubblicati in rete. Alcuni di loro rispondono: “… ma tanto chi vedrà mai la mia pagina?” .

Si è creato e commentato in classe una Cover Letter in inglese per chiedere i diritti ad utilizzare immagini e fotografie trovate in rete

 

Object:                                                                             Rome, 10 January 2015

Dear Sir or Madam

My name is […] and I am attending the “I.T.I.S. Giovanni XXIII” secondary technical school of Rome (http://www.itisgiovannixxiii.it/).

I have found the photographs/your picture of […] named […] on your website/through a Google search, etc. and I would very much like to ask your permission to use it/them for educational purposes.

I am currently working on a project called “AppInProgress” and so I was hoping I could include it in my storyboard (http://www.appinprogress.org/).

Should you have any queries or questions regarding our project work, please do not hesitate to ask.

I look forward to hearing back from you soon and thank you in advance for all your help and support.

Yours faithfully,

Name & surname

Telephone number

Address

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Il Climax (24 gennaio 2015)

Per spiegare il climax ovvero il momento di massimo coinvolgimento in una storia/racconto, una classe nello specifico la 3G ha creato la situazione ideale:

…Mentre stavo descrivendo le sei fasi principali: Inizio, passaggio dall’ordinario allo straordinario, conflitto, climax, risoluzione  e conclusione … i ragazzi erano magicamente attenti a parte un paio che sistemavano una scheda telefonico perdendo il filo del discorso. Uno degli attenti, un ragazzo normalmente molto vivace, prende le difese della lezione e comincia a fare il difensore dell’ordine. I due, il difensore e il distratto, cominciano ad azzuffarsi a parole. Entrambi volevano far valere la propria. Li ho lasciati fare, la una sistuazione un pò grottesca. Da un lato ero gratificata per l’interesse che tutta la classe, normalmente molto caotica, stava avendo per la lezione, dall’altro i due stavano spiattellando a tutti una loro controversia personale. Ad un certo punto uno dei due si alza e con fare minaccioso con le mani alzate si dirige verso l’altro. Immediatamente si alzano 3 compagni di classe pronti a fermarlo. L’altro ragazzo, si alza per reazione. Intanto l’aria in classe diventa tesa come una corda di violino pronta a rompersi.

Quindi dico a voce alta ed autorevole: “Ragazzi ecco cos’è il Climax!!!” Proprio questo, quando sta per succedere qualcosa e si sta nella suspance!!! Nel vostro caso però vi consiglio di valutare le conseguenze sia della rissa che della risoluzione di questo conflitto.”

La 3G è una classe speciale. Riesce a creare situazioni al limite e riprendersi sempre in calcio d’angolo.

 

Dalla classe allo studente passando per il piccolo gruppo.

Il modello proposto in questo format prevede come obiettivo interno mettere gli studenti in condizione di sperimentare varie forme di interazione.

Dalla classe presente durante le lezioni frontali e le spiegazioni interattive si è passato alla divisione in piccoli gruppi ed al lavoro in squadre. Questo ha permesso agli studenti di organizzare un team di lavoro e di trovare delle soluzioni e dei modi alternativi di lavorare in gruppo. Alcune classi hanno realizzato dei lavori eccellenti, altre classi e gruppi hanno faticato ad organizzare il loro lavoro in squadra. A tal proposito abbiamo pensato di strutturare dei compiti in classe con voto per permette a tutti singolarmente di approfondire alcune parti della storia creata in gruppo oppure di creare dei finali alternativi, così come si struttura un diagramma ad albero. Partendo da un inizio comune discusso in gruppo alcuni ragazzi hanno scelto di creare finali e storie parallele. Altri invece hanno scelto la traccia legata alle impressioni del lavoro svolto in questi mesi. Di seguito il contenuto delle tracce:

1) Scrivi una storia fantastica o un momento della storia fantastica che stai scrivendo insieme al tuo gruppo AppInProgress. Utilizza i personaggi della storia. Ricorda di stabilire il dove, il come, il quando, il perchè della storia. Quando avvengono i fatti? Perchè si svolgono i fatti? Qual’è l’obiettivo da raggiungere?

2) Scrive le tue impressioni sul progetto AppInProgress svolto dal 26 settembre al 27 gennaio 2015. Ti è piaciuto e perchè? Non ti è piaciuto e perchè? Ti piace lavorare in gruppo? Qual’è l’aspetto che ti è piaciuto di più e perchè? Ti sei impegnato abbastanza o avresti potuto fare di più? Cosa avresti fatto di diverso? Cosa avresti aggiunto o cosa avresti cambiato? Pensi che questo progetto ti abbia fatto riflettere un pò? Se potessi cosa cambieresti nella tua classe?

 Le impressioni degli studenti

Traccia n.2

“All’inizio ero molto scettico su questo progetto, pensavo fosse solo una perdita di tempo ma molto presto mi sono ricreduto. Un progetto ricco di idee e di entusiasmo. Quando ho sentito di che cosa trattava questo progetto mi sono subito appassionato, mi è piaciuta al’idea. Mi è piaciuto soprattutto quando ci siamo divisi in gruppo ed abbiamo lavorato insieme, tutti per pensare, scrivere, correggere, dire la propria opinione su un’ipotetica storia da inventare. Bello lavorare in gruppo con altre persone e confrontarsi, dire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato secondo il proprio pensiero. Se devo essere sincero all’inizio non mettevo impegno in ciò facevo anche a causa dei miei compagni che mi distraevano, poi ho imparato a controllarmi non distraendomi più, applicandomi con più frequenza nel progetto. Personalmente non avrei cambiato nulla, tutto perfetto. AppInProgress è servito anche per farmi riflettere, prima osservavo gente (me compreso) che la vedeva solo come una perdita di tempo e soprattutto di lezioni ho imparato a non giudicare se non so di cosa si tratta anche perché personalmente mi è piaciuto molto, è stato molto interessante e coinvolgente. Non sono partito col piede giusto in questo quadrimestre, ne sono consapevole e sono consapevole del fatto che mi applicherò e impegnerò costantemente in ogni materia. Nella classe ci sono persone che a volte con il loro carattere disturbano, impedendoti di lavorare al meglio, tuttavia non cambierei mai niente e nessuno.”

 

“ …se potessi rifarlo mi impegnerei di più. La scuola dovrebbe essere molto diversa. Cambierei come prima cosa i metodi di studio, il professore non dovrebbe essere un nemico ma un insegnante di vita. Cambierei gli orari facendo una pausa ogni ora, parlerei di politica perchè il popolo quasi non la considera.”

“ Penso che questo progetto sia molto interessante che metta alla prova le capacità di qualunque studente, incrementi ed incentivi la produttività. Aiuta a prendere a pieno l’importanza del lavoro in gruppo…”

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Presentazione dei lavori  (24 marzo 2015)

Tutte le 17 squadre partecipanti saranno impegnate dalle 9 alle 11 presso i locali dell’Aula magna dell’ITIS Giovanni XXIII  per presentare i lavori realizzati come in una competizione vera e propria.

Ciascuna squadra avrà 3 minuti cronometrati in cui dovrà rispondere a 4 punti:

  • Descrivi la squadra ed il logo realizzato
  • Descrivi come i personaggi della storia hanno interagito tra di loro 
  • Comunica il messaggio della storia che vuoi realizzare
  • Ti è piaciuto AppInProgress e perchè.

Tale attività ha la funzione di preparare i ragazzi a presentare i lavori prodotti, farli confrontare con l’adrenalina della telecamera e del pubblico, abituarli inoltre a gestire l’ansia da palco. Presente la troupe diregiovani.it per riprendere le varie presentazioni. Tali presentazioni saranno poi valutate dalla giuria insieme ai personaggi disegnati, lo storyboard realizzato e la storia raccontata.